Toulouse-Lautrec: il mondo Fuggevole

Dopo la mostra su Caravaggio abbiamo giusto il tempo per un panino al volo e siamo di nuovo “sul pezzo” per visitare un’altra esposizione: Toulouse-Lautrec, il mondo Fuggevole.

Varcata la soglia della mostra ci troviamo avvolte dal grigiume delle pareti e delle fotografie, che riflettono il contesto familiare borghese e conservatore ponendolo in opposizione alla figura dell’ artista, irriverente, dissacrante e moderno. Capiamo che la sua malattia, simile al nanismo, lo aveva portato a detestare la propria immagine e a sviluppare, come reazione, un forte senso autoironico!

Avanzando fra le sale ci si trova pian piano immersi in quella che è la quotidianità che Toulouse-Lautrec aveva scelto, decidendo di frequentare i chiassosi locali di Montmartre e non gli eleganti salotti borghesi. Abbiamo avuto modo di conoscere le vite travagliate di alcune ballerine e attrici come Jane Avril e Louise Weber, fonte d’ispirazione per i più celebri manifesti eseguiti dall’artista. Scopriamo la grande influenza che ha avuto su di lui (come su molti suoi contemporanei) la scoperta delle xilografie giapponesi, affiancate più volte come paragone durante il percorso. Dall’arte giapponese riprende soprattutto il tratto sintetico (a volte caricaturale) e l’attenzione nel cogliere la tensione emotiva delle ballerine, tipica dalle raffigurazioni del teatro kabuki.

Musiche, danze e colori ci conducono a passo di Can-can verso le ultime sale che ci permettono di conoscere un altro mondo a cui Lautrec era affezionato: le maisons closes. L’artista, additato come depravato dall’ipocrita borghesia contemporanea, ci mostra, in antitesi ai suoi richiestissimi e moderni manifesti pubblicitari, l’intimità delle case chiuse e, in un certo senso anche la propria. In queste opere descrive la quotidianità delle ragazze con occhi privi di giudizio e voyeurismo.

Grazie al suo spiccato senso dell’umorismo e il suo intelletto fino Toulouse-Lautrec era una piacevole compagnia per tutti coloro che decidessero di frequentarlo all’interno di quel “mondo fuggevole” di cui è stato un così abile narratore.

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