#domeniched’arte – 15/03/20

La domenica è il giorno che dedichiamo alla storia dell’arte.

Visto che nel 2020 si celebra il cinquecentenario della morte di Raffaello abbiamo pensato di condividere con voi qualche curiosità sul suo lavoro!

 

Innanzitutto una brevissima biografia:

Raffaello nasce a Urbino nel 1483. Il padre, Giovanni Santi, è un modesto pittore della corte di Urbino. Giorgio Vasari ci racconta che fin da piccolo egli mostrò il suo talento, aiutando il padre in numerose opere, e iniziando l’apprendistato presso il Perugino.

A vent’anni, rimasto orfano, si trasferisce a Firenze per imparare dai grandi pittori: Leonardo e Michelangelo. Pochi anni dopo inizia a lavorare a Roma per papa Giulio II, che gli commissiona una serie di decorazioni nelle sue stanze a Palazzo Vaticano. La commissione segna la svolta nella carriera del pittore, dal momento che fino ad allora era stato considerato un artista in formazione e non aveva ancora ricevuto incarichi di tale importanza e prestigio.

Da allora, pur lavorando anche per altri mecenati, rimane prevalentemente al servizio di Giulio II e del suo successore Leone X, diventando l’artista più ricercato di Roma. 

Raffaello muore il 6 aprile 1520 a soli 37 anni ed è stato sepolto, come aveva chiesto, nel Pantheon di Roma, sulla sua epigrafe si legge: 

“Qui è quel Raffaello da cui,

fin che visse Madre Natura temette

di essere superata da lui e quando morì temette di morire con lui.”

 

 

Una delle sue opere più conosciute è senza dubbio la “Scuola di Atene”, nelle Stanze Vaticane, che mostra l’incontro tra i più grandi filosofi e matematici di tutti i tempi. All’epoca Raffaello aveva circa 27 anni e forse non tutti sanno che in quell’affresto si divertì a citare (in modo più o meno garbato) alcuni dei suoi illustri colleghi .

La scena è così dominata da due figure centrali, Platone ed Aristotele.

Il primo ha il volto di Leonardo da Vinci, punta il dito verso l’alto ad indicare il Bene  ( il mondo platonico delle idee – iperuranio) che si raggiunge nel pensiero, oltre le cose “terrene”.

Aristotele, invece, ha il volto del maestro di prospettive Bastiano Da San Gallo, la sua mano, sollevato a mezz’aria, indica il processo inverso a quello platonico ossia il ritorno dal mondo intellegibile (del pensiero) al mondo sensibile (delle “cose”) col fine di trasformare la realtà in modo da renderla quanto più “ideale” (vicina all’Idea).

Un altro importante personaggio che troviamo ai piedi delle scale è Eraclito. Il filosofo, appoggiato ad un blocco di marmo quasi al centro della scena, è raffigurato con il volto di Michelangelo Buonarroti (forse poichè entrambi risultavano schivi, cupi e burberi). Inizialmente Raffaello non lo aveva inserito nella scena poichè tra i due vi erano diverse rivalità (soprattutto di natura artistica)

Solo dopo aver chiesto e ottenuto il permesso di entrare nella Cappella Sistina (quasi ultimata da Michelangelo) e essere rimasto colpito dalla tecnica e bravura del suo concorrente decise di inserirlo nella “Scuola di Atene”, raffigurandolo, come gesto di scherno, con ai piedi un paio di scarponi ( a differenza di tutti gli altri personaggi, a piedi nudi). Sarebbe stato davvero ingiusto escluderlo ma Michelangelo restava comunque un suo rivale! 

Pare infatti che quest’ultimo avesse un rapporto curioso con i suoi stivali: sembrava non volesse sfilarli quasi mai, neanche per dormire, venivano sostituiti solo quando completamente usurati ed inutilizzabilli. E’ ben noto che il Buonarroti, pur essendo ricco, conducesse una vita estremamente umile.

Infine Raffaello non potè esimersi dal ritrarre anche se stesso, in alto all’estrema destra sbuca il suo viso, seminascosto dagli altri personaggi. 

Parlando di “gossip” non ci è possibile non citare la famosa Fornarina, che Raffaello raffigurò in svariate opere. Il suo nome era Margherita Luti, ma veniva chiamata Fornarina perchè figlia di un fornaio, e altro non era che l’amante del pittore. Quando Raffaello fu chiamato a Roma per affrescare la Loggia del Palazzo della Farnesina di Agostino Chigi, pretese ed ottenne che anche la sua amata potesse trasferirsi lì con lui.

Infine ricordiamo che Raffaello fu anche il primo sovrintendente dei beni culturali della storia. Su richiesta di papa Leone X fu il primo a svolgere un’inchiesta circa lo stato di conservazione dei monumenti più antichi a Roma e a redigerne un’accurata lista, con proposte di “salvataggio” e tutela,  nota come la “Lettera di Raffaello d’Urbino a Leone X”, databile al 1519. Si tratta quindi di una preziosa testimonianza del crescente interesse e dell’amore per l’antichità che andava maturando durante tutto il Rinascimento, fino a raggiungere una consapevolezza moderna sulla loro conservazione.

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